L'autunno nel cuore. Cinque giorni nei boschi dei Monti Nebrodi - Felice Placenti Nature and Landscape Photography

Felice Placenti
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Storie e Reportage

L'autunno nel cuore

Cinque giorni nei boschi dei Monti Nebrodi



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Alla fine della scorsa estate sentivo la necessità di crearmi un piccolo intervallo nello stress della quotidianità. Mettere da parte computer, progetti, clienti e appuntamenti di lavoro… Per una volta volevo pensare solo a me stesso, tirare il freno di emergenza e scendere dal vagone.

Sorseggiavo un caffè caldo e amaro, proprio come piace a me, affacciato a guardare i monti lontani e brumosi, quando mi dissi: ma che cosa ci fai ancora qui? Dov'è finito il tuo spirito d'avventura? E la tua capacità di perderti tra sterrati e sentieri? L'ultima "avventura" risaliva a poche settimane prima dell'estate, quando in solitaria andai alla ricerca di paesaggi sull'Etna! Decisi di concedermi qualche giorno di escursioni e fotografie, ma dovevo farlo nel luogo giusto e nel periodo giusto!
Sarebbero stati cinque giorni sui Monti Nebrodi, in autunno, con la sola compagnia della mia reflex e con gli scarponcini ai piedi. Anche i pensieri della quotidianità sarebbero rimasti a Siracusa, e con loro tutti i problemi che si trascinavano dietro, così come gli affetti, carichi di troppe preoccupazioni!
Un paio di mesi dopo ero sui Nebrodi… accompagnato dal cattivo tempo. Ma ero contento lo stesso.

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Monti Nebrodi. Geograficamente rappresentano la parte centrale dell'Appennino Siculo. Seguono i Peloritani e precedono le Madonie parallelamente alla costa tirrenica dell'Isola.
Tra i miei cari Monti Iblei e queste montagne si interpongono l'Etna e i Monti Erei: uno dei più importanti vulcani del mondo e le colline di argilla, zolfo e sale che hanno fatto da scenografia alla triste epopea siciliana delle miniere.
Per alcuni giorni ho vagabondato per i boschi che circondano Monte Soro (la vetta più alta), tra il Lago Maulazzo e il Lago Biviere. Sono i boschi di leccio, faggio, quercia, acero, cerro, ontano, etc. attraversati dalla "Dorsale dei Nebrodi".

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La nebbia e la pioggia sono state quasi una costante, anche se per due buone mezze giornate il sole e un cielo straordinariamente limpido mi hanno regalato panorami di inusitata bellezza e maestosità: a nord il mare di nubi sul Tirreno, da cui emergevano i coni vulcanici delle Isole Eolie, a sud-est l'Etna, con la cima ammantata di candida neve, a ricordare l'immagine di un gigante che sorveglia ogni angolo della Sicilia.

Per conoscere l'anima di un luogo occorre osservarlo con occhi diversi, bisogna andare oltre le apparenze, è necessario sondarlo attraverso le profondità dello spirito.

La nebbia rende tutto più suggestivo e misterioso; ti aiuta a concentrare l'attenzione su quei pochi elementi che un po' alla volta si materializzano e prendono forma, mentre tutto il resto continua a rimanere ignoto alla vista anche se lo percepisci comunque.

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Sono sensazioni che non riesco a descrivere. Per capire le devi vivere, ma bisogna anche presentarsi con umiltà al cospetto di quella natura. Bisogna sapere ascoltare.

Nella nebbia i suoni lontani giungono ovattati, nelle vicinanze si odono le acque dei ruscelli e il fragore dei torrenti, le foglie mosse dal vento e i miei passi sul suolo ricoperto di foglie bagnate.

Da una sponda del lago vedo l'altra sponda materializzarsi e dissolversi ritmicamente, in base ai capricci della nebbia.
Gli alberi, in fila di fronte all'acqua, somigliano agli spettatori di un teatro. Rimango immobile e in silenzio per capire. Mi stanno guardando? Oppure stanno ascoltando i placidi gorgoglii provenienti dall'acqua?
Di certo quei gorgoglii sono ammalianti e in certi momenti costituiscono gli unici suoni, gli unici eventi che vanno in scena sulla superficie chiara e immobile dell'acqua, al di sopra della quale danzano i banchi di nebbia. E' uno spettacolo! Anche gli uccelli tacciono in rispettoso silenzio.

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In momenti come questi è facile abbandonarsi ai propri pensieri, mentre con la reflex si cercano prospettive e inquadrature. Anche lo scatto diventa un momento magico in quanto permette di congelare in un fotogramma lo spirito di quel luogo, il senso di quella esperienza, quell'incantesimo, tutto il fascino di quel momento.

E' stata una gran bella esperienza, fatta di colori e forme, trasparenze ed evanescenze, silenzi e solitudini. Non c'erano stelle o lucciole a scintillarti intorno ma milioni di goccioline d'acqua sul punto di lasciarsi cadere dai rami e dalle foglie.

I colori dell'autunno sono favolosi, sono essi stessi una fantastica esperienza; è un'avventura la ricerca di quelli più accesi e belli.

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Quante forme: quelle effimere, create e disfatte dalle nebbie; quelle barocche, intrecciate dai rami; quelle disegnate dai torrenti impetuosi o dai placidi ruscelli; quelle in perenne movimento, riflesse dalle calme acque dei laghi.

Trasparenze di nebbie e di acque che permettono soltanto di intravvedere, lasciando il resto all'immaginazione.

Evanescenze. Come le goccioline di pioggia e il loro picchiettio sul cappuccio che hai in testa e sulla plastica che protegge la reflex. Come i vapori nebbiosi trasportati dal vento. Come gli animali del bosco, che appaiono e scompaiono in silenzio.

Silenzi dovuti alla solitudine e solitudini che si materializzano dal silenzio. Solo tu, i tuoi piedi che ti portano lungo sentieri ombrosi e ti fanno risalire torrenti fragorosi, le tue mani che accarezzano il muschio bagnato e si aggrappano a rocce scivolose, i tuoi sensi…

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I profumi dell'autunno…
Perché parlare di profumi solo per la primavera? Anche l'autunno ha i suoi profumi, e i profumi autunnali di montagna, con quell'aria fresca e frizzante e la pioggia fredda sulle guance, ti catturano, ti rapiscono, ti scuotono, ti ripuliscono dallo scirocco accumulato d'estate laggiù, a sud, nella calda e afosa Siracusa.

Quando ti immergi nel bosco senti l'autunno venirti incontro per abbracciarti, lo vedi spalancarti le finestre sui suoi colori. Il tempo di indossare le ghette, sistemare lo zaino, caricare l'attrezzatura in spalla e sei pronto ad attraversare quei silenzi, a lasciarti guidare dalle sensazioni. E' come una canzone potente che ti risuona in testa e ti dà la carica. E' un'emozione che non ha fine: ti senti vivo.

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Solo col buio della notte i sensi si placano, quando cerchi di racimolare i ricordi della giornata appena trascorsa, mentre il fumo della pipa si diffonde nell'aria confondendosi con la nebbia. E' tempo di riposare: un'altra giornata di foto ci aspetta, altri paesaggi, altri dettagli d'autunno.

E i giorni passano, veloci come la nebbia che risale i pendii.

Alla fine del viaggio i nuvoloni sono andati via. Ora gli orizzonti sono sconfinati, hai fatto pace anche con Dio, non sei più solo: torni a casa con l'autunno nel cuore.

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Note tecniche:
(aggiornamento del 15.03.2019)


Le fotografie che accompagnano questo reportage sono state scattate nei cinque giorni di permanenza sui Monti Nebrodi, ai primi di novembre del 2013. Di solito il cielo era sereno solo nelle ore centrali della giornata, invece nel tardo pomeriggio le nebbie provenienti dal Mar Tirreno risalivano i pendii dei monti, inondavano le valli e coprivano tutto, portando piogge anche intense per tutta la sera e la notte. All'alba tutto era bagnato, avvolto dalla nebbia e piovigginava ancora. i ruscelli e i torrenti erano gonfi per le abbondanti piogge. Questa sequenza si ripeteva ogni giorno.
Nella notte le temperature scendevano molto!

Monte Soro, il Lago Maulazzo e il Bosco Sollazzo Verde sono facilmente raggiungibili dalla Strada Statale n. 289 che collega i comuni di Cesarò e San Fratello. Percorrendo la Statale si raggiunge Portella Femmina Morta dov'è il bivio per Monte Soro, che si raggiunge seguendo in parte la Dorsale dei Nebrodi. Sulle pendici di Monte Soro (che è la vetta più alta dei Monti Nebrodi) crescono numerosi faggi secolari, frassini e aceri. Poco prima di arrivare alla vetta di Monte Soro è possibile visitare l'"Acerone di Monte Soro". Si tratta di un gigantesco esemplare di Acer pseudoplatanus L., un acero montano secolare (circa 500 anni) con una circonferenza che supera i 9 metri e un'altezza di circa 24 metri.

Il Lago Maulazzo, invece, è un piccolo invaso artificiale ormai naturalizzato, dalle cui sponde è possibile ammirare il fitto Bosco di Sollazzo Verde, che ammanta le pendici di Monte Soro. Purtroppo sulla cima del Monte vi sono i ripetitori della RAI, elemento di disturbo del paesaggio!

Il Lago Biviere (o Biviere di Cesarò) rappresenta la zona umida d'alta quota più importante della Sicilia, un sito naturalistico di grande interesse. Dalle sponde del lago è possibile ammirare i bellissimi e ripidi rilievi rocciosi delle Rocche del Crasto.


In questa zona le occasioni fotografiche sono davvero tante. Provo ad elencarne qualcuna nella speranza di dare qualche idea, soprattutto ai principianti:

  1. boschi immersi nella nebbia;
  2. rami e foglie grondanti d'acqua/goccioline d'acqua sulle foglie e sulle bacche;
  3. superficie del lago ricoperta di foglie morte e piante acquatiche;
  4. nebbia sulla superficie dell'acqua;
  5. nebbia nelle valli/nebbia in risalita sui pendii montuosi;
  6. paesaggi montuosi, Etna in lontananza; Isole Eolie in lontananza; Rocche del Crasto;
  7. paesaggi lacustri (Lago Maulazzo e Lago Biviere);
  8. raggi di sole che bucano la nebbia penetrando attraverso le chiome degli alberi;
  9. placidi ruscelli che scorrono nel bosco;
  10. torrenti che scendono tumultuosi lungo i fianchi dei monti, tra le rocce bagnate;
  11. radure nei boschi;
  12. sentieri nei boschi;
  13. Dorsale dei Nebrodi;
  14. riflessi sulle acque dei laghi;
  15. funghi, licheni e muschi;
  16. rocce/rocce ricoperte di muschio;
  17. suini neri dei Nebrodi;
  18. pecore e capre/greggi/pastori con greggi;
  19. tronchi d'albero/tronchi marcescenti/cortecce;
  20. avifauna, volpi, ecc.


Ho utilizzato la seguente attrezzatura fotografica:

  • Reflex Canon EOS 5D Mark II;
  • Obiettivo Samyang 14mm f2.8 ED AS IF UMC;
  • Obiettivo Canon EF 24-105 mm f/4 L IS USM;
  • Obiettivo Canon EF 200 mm f/2.8 L II USM;
  • Treppiede Manfrotto 190XPROB;
  • Testa Manfrotto 804RC2;
  • Batteria di ricambio;
  • Filtri di protezione.


Ho portato con me una bussola, alcune cartine topografiche, una ricetrasmittente, un piccolo ed essenziali kit di primo soccorso, due bastoncini da trekking, un coltellino, una torcia LED, acqua da bere e qualcosa da sgranocchiare.
Ho infilato tutto in uno zaino, al quale ho appeso treppiede e bastoncini da trekking.

Come campo base, per dormire e mangiare, ho "scelto" l'unica struttura ricettiva allora presente nella zona: il Rifugio del Parco, un ottimo albergo che attualmente (alla data di pubblicazione di questo reportage, marzo 2019) risulta momentaneamente chiuso per manutenzione.
Oggi nella stessa zona è attiva un'altra struttura ricettiva: il Relais Villa Miraglia.
E' bene ricordare che la zona rientra all'interno del perimetro del Parco dei Nebrodi, ne consegue che la natura è protetta e deve essere rispettata, come è giusto che sia!
SU QUESTO LAVORO

Categoria:
Storie e Reportage

Tema:
Paesaggi

Note:
Le fotografie che accompagnano questo articolo sono state scattate nei giorni di permanenza sui Monti Nebrodi, all'inizio del mese di Novembre del 2013.

Nella borsa:
  • Reflex Canon EOS 5D Mark II
  • Obiettivo Samyang 14mm f2.8 ED AS IF UMC
  • Obiettivo
    Canon EF 24-105 mm f/4 L IS USM
  • Obiettivo
    Canon EF 200 mm f/2.8 L II USM
  • Treppiede Manfrotto 190XPROB
  • Testa Manfrotto 804RC2

Quando ho scritto il reportage:
Dicembre 2013
Aggiornamento del 15.03.2019
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