FELICE PLACENTI
FOTOGRAFO PROFESSIONISTA di PAESAGGI e NATURA
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Resilienza? No, grazie!

FP Nature and Landscape Photography
La Fotografia sta morendo! È in agonia!

E volete sapere chi sono i boia con l'ascia in mano? Forse non ci crederete, ma sono proprio i fotografi.

Il motivo è molto semplice: la stragrande maggioranza dei fotografi oggi in circolazione produce spazzatura (perdonatemi la crudezza): troppi effetti speciali, troppi filtri di Photoshop, troppa Intelligenza Artificiale (e siamo solo all’inizio), troppo narcisismo…

Questa marea di spazzatura digitale viene sfruttata dai Social per sperimentare strategie commerciali e nuove mode, aggiornare gli algoritmi, manipolare le masse, produrre ancora più spazzatura digitale, in un vortice senza fine.

Risultato?
Le fotografie vere, genuine, capaci di raccontare ed emozionare, sono costrette letteralmente a emergere da un oceano di melma putrida (continuate a perdonare la mia crudezza). Ovviamente è statisticamente impossibile che ce la facciano e che qualcuno le noti.

C’è poca voglia di “parlare” e troppa voglia di “stupire” e di dimostrare abilità tecniche. Questa non è Fotografia! Chiamatela come volete, ma non è Fotografia. E poi, quante fotografie false spacciate per vere!

A questo dobbiamo aggiungere la superficialità di chi scrolla i feed dei social (Facebook, Instagram...) e la sempre più diffusa tendenza a non soffermarsi a "leggere", a non concedere nemmeno un istate di riflessione. Ma questo è calcolato e voluto dalle società che cestiscono i social: creare dipendenza (dopamine scrolling) affinché il cervello riceva una gratificazione veloce da continui stimoli visivi (non soffermarsi ma continuare a scrollare alla ricerca di continui impulsi). Le fotografie diventano solo stimoli, generatori di dopamina. Fermarsi a meditare su una fotografia significa interrompere il processo di somministrazione di questa "droga".

E allora l’alternativa all’oblio è ciò che il mainstream ci continua a inculcare in ogni contesto: resilienza.
E, purtroppo, il fotografo diventa resiliente, si adegua alle mode e intuisce che la spazzatura che produce rende (almeno per poco). Che poi, forse, non è nemmeno in grado di capire che quella che produce è solo spazzatura. Il meccanismo è alquanto banale: pensa che l'unico modo che ha di emergere, o di far emergere le proprie foto, sia quello di renderle stupefacenti o di omologarle. Anzi, l'omologazione diventa una sorta di greenpass per essere accettati (stesse location, stesse composizioni). Si adegua, mette in pratica il meccanismo di resilienza, partecipando al progetto di appiattimento universale della società.

Ma buttatela nel cesso la resilienza, che vi ha letteralmente frullato il cervello. Io amo il concetto di resistenza, io resisto, non mi adeguo, non mi piego, non divento resiliente. Non voglio omologarmi.

A chi possiede ancora una briciola di senso critico non rimane che constatare l’omologazione delle fotografie attuali alle tendenze modaiole del momento, per definizione sempre mutevoli. L'incapacità, insita nella maggior parte dei fotografi, di scardinare gli schemi, di andare "oltre", di osare apprendere, di imparare a Fotografare, di imparare, cioè, a scrivere con la luce, tende ad aumentare, come l'entropia dell'Universo.

Siamo rimasti in pochi a credere in una Fotografia genuina, semplice e umile nella sua semplicità, dove ogni scatto è pensato, desiderato, studiato, atteso, amato prima ancora di “essere”.

Siamo rimasti in pochi a far sì che le uscite fotografiche siano capaci di farci vivere emozioni, di farci scattare foto che contengano queste emozioni e che parlino agli altri (che forse le mie foto non lo siano? Allora in tanti mi hanno mentito!).

Perché noi non diciamo mai “tanto poi la sistemo con Photoshop”. Per noi la frase “la sistemo con Photoshop” non esiste. Perché noi abbiamo il coraggio di auto criticarci e di cancellare ciò che non soddisfa i nostri strettissimi criteri. Noi (NOI) cestiniamo fotografie che se fossero “sistemate con Photoshop” la massa premierebbe senza dubbio.

Non siamo in tanti, ma fortunatamente non siamo nemmeno pochi. Continuiamo a resistere malgrado gli algoritmi. Perché non siamo numeri, non siamo statistiche.
Crediamo ancora nella vera Fotografia.


Alla prossima.




P.S.: se mai visiterò la Norvegia, mi terrò alla larga dalle Lofoten: ci sono altre location; se mai andrò in Islanda, mi terrò alla larga dalla cascata di Skógafoss o dalla montagna di Vestrahorn: ci sono altre location; e così via.
Ora ripetiamo insieme: ci sono altre location!


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