FELICE PLACENTI
FOTOGRAFO PROFESSIONISTA di PAESAGGI e NATURA
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Cicloni, comfort e competizione

FP Nature and Landscape Photography

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Che cosa vedete in questa fotografia?

Nel gennaio di quest'anno il ciclone Harry ha ucciso molti alberi. In poche decine di metri quadri ho contato ben quattro alberi abbattuti e un albero spezzato. Si tratta di pini e cipressi. Siamo nel Bosco Contessa, sui Monti Iblei, a febbraio.

Anche la mattina in cui ho scattato questa fotografia c’era un gran vento. Non è sicuro camminare nel bosco quando c’è molto vento! È strano vedere le chiome ondeggiare così forte. Il bosco è agitato, inquieto! Ma ho pensato di percorrere i sentieri più sicuri.

Nelle sue perenni peregrinazioni, la mia mente si è soffermata sul concetto di comfort durante le sessioni fotografiche. Anche l’abbigliamento è importante: tre ore di pioggia possono rendere l'escursione difficile.

Riflettendo, mi sono reso conto che piano piano sto raggiungendo una sorta di “perfezione dell’abbigliamento” e, credetemi, la differenza rispetto a prima si sente. Sono rientrato in auto completamente bagnato fuori, ma perfettamente asciutto dentro, dalla testa ai piedi.

Può sembrare un argomento banale, ma fotografare con serenità e in tutta sicurezza è questione di somma importanza.

In passato mi è successo tante volte di fare ritorno bagnato o accaldato o in chissà quale altra sgradevole condizione. Ma se dopo un’escursione ci può essere presentato il conto con raffreddori, emicranie, vesciche ai piedi, ecc., è durante la sessione fotografica che sviluppiamo i nostri piccoli o grandi capolavori, e la Fotografia non è solo questione di tecnica, ma anche di cuore. Star bene con sé stessi e con l’ambiente aiuta a focalizzare meglio l’attenzione sul processo creativo, a previsualizzare (A. Adams) il risultato finale, a interpretare sensazioni ed emozioni: piove, sono bagnato fuori ma asciutto dentro, quindi sono tranquillo, sto bene e mi concentro sulla fotografia che voglio creare. Il ragionamento, però, è identico per qualunque altra condizione: caldo, freddo, neve, vento. Per prima cosa dobbiamo stare bene noi.

Così negli ultimi due anni, approfittando del fermo forzato dovuto ai problemi di salute, ho potuto fare ricerche sull’abbigliamento più opportuno, iniziando proprio con quei capi che possono proteggere dalla pioggia, anche intensa, anche duratura. Con un occhio attento anche ai costi e al rapporto qualità/costo. Il risultato?

Con la ripresa dell’attività ho potuto testare più volte una giacca, un pantalone e un paio di scarponcini. Ho preso pioggia anche per tre ore di fila, ho camminato nel fango e in pozzanghere profonde anche diversi centimetri. Ho testato pioggia e vento contemporaneamente. Non è entrata nessuna goccia d’acqua, ho lavorato serenamente e ho portato a casa dei piccoli capolavori (almeno lo sono per me).

La ricerca non è ancora finita. Nel frattempo proporrò delle brevi recensioni dedicate a questo abbigliamento. Chissà che non possano essere utili anche a qualcuno di voi.

Quindi vi racconterò:

  • dei miei nuovi pantaloni, impermeabili fino 10.000 mm di colonna d’acqua;
  • della mia nuova giacca, impermeabile fino a 25.000 mm di colonna d’acqua;
  • dei miei nuovo scarponcini, impermeabili, in pelle nabuk.

Intanto potete farmi sapere che cosa ne pensate.



Note su questa fotografia



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L'attrezzatura usata:

  • Reflex Canon EOS 5D Mark II
  • Obiettivo Canon EF 24-105mm 1:4 L IS USM
  • Treppiede Artcise CT-80C in fibra di carbonio
  • Testa a sfera Artcise KB-55
  • Zaino Shimoda Action X50 V2

I dati di scatto:

  • Focale: 45mm
  • Tempo di posa: 1/30 sec.
  • Apertura di diaframma: f/10
  • Sensibilità ISO: 400

È un'immagine un po' angosciante. In questa scena ho visto due elementi principali: l'albero spezzato, a sinistra, e l'albero abbattuto, a destra. Tuttavia, i due elementi fanno da cornice al vero soggetto, che è il vuoto lasciato al centro. Lo vedo come un vuoto che contiene altri elementi interessanti, un "vuoto non vuoto", su cui la mente potrebbe fare mille ragionamenti, tutti diversi.

Quando nel bosco si libera spazio fra le chiome (perché un albero si schianta al suolo o viene tagliato) inizia una competizione. Piccoli alberi che screscevano lentamente all'ombra delle chiome dei più grandi, adesso che gli arriva molta più luce, si affrettano a conquistare prima degli altri quell'angolo di paradiso lasciato vuoto: luce a volontà per la loro chioma. Grazie al maggior apporto di luce possono produrre tutte quelle sostanze che gli servono per crescere.

In effetti, nella foto si vedono già piccoli pini che, all'ombra dei più grandi, stentavano nello sviluppo.

In realtà, l'abbondanza di luce darà modo anche ad altre piante di potersi sviluppare: le piante erbacee e arbustive, soprattutto i rovi (qui molto diffusi).

Ma attraverso questo "vuoto non vuoto" si intravvede dell'altro: sullo sfondo un altro albero sta per abbattersi al suolo. Lo si vede spuntare quasi dalla punta dell'albero spezzato di sinistra.

A rendere la scena ancora più angosciante è la "fuga" dell'albero abbattuto: una diagonale che fugge verso destra e che richiama un'altra diagonale, quella dell'albero che sta per abbattersi, sospeso nel tempo. È come una sequenza interrotta, un fermo immagine sul ciclo della vita nei boschi.



Libri

A proposito delle considerazioni che ho fatto sulla fotografia, se vi piacciono questi argomenti sui boschi, vi consiglio la lettura di tre libri. Si tratta di libri che mi hanno ispirato molto, e ancora oggi continuano a farlo, soprattutto il primo:

  • Daniele Zovi - Alberi sapienti, antiche foreste - Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco - UTET, 2018
  • Peter Wohlleben - La vita segreta degli alberi - Macro, 2016
  • Peter Wohlleben - La saggezza degli alberi - Garzanti, 2017


A presto


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