Fotografare l'anima delle foreste in autunno
Ci sono luoghi che non si lasciano fotografare facilmente.
Luoghi che non si rivelano al primo sguardo, che non ti concedono scorci immediati, che non ti offrono linee nette, orizzonti rassicuranti.
Il bosco è uno di questi luoghi.
Quando entri in un bosco con la macchina fotografica accetti implicitamente una sfida: rinunciare al controllo e imparare a leggere un ordine nascosto, fatto di ritmi, silenzi, pieni e vuoti, luce che filtra e ombre che nascondono.
Quella del bosco è un’esperienza che cambia il modo di fotografare e, spesso, anche il modo di guardare il mondo.
Il bosco è caos solo in apparenza. In realtà è un'architettura che vive.
Come scrivevo, a prima vista un bosco può apparire disordinato: tronchi che si incrociano, rami che si sovrappongono, foglie che coprono il terreno come un tappeto infinito, rovi, cespugli, rocce, ecc. ecc.
Luoghi che non si rivelano al primo sguardo, che non ti concedono scorci immediati, che non ti offrono linee nette, orizzonti rassicuranti.
Il bosco è uno di questi luoghi.
Quando entri in un bosco con la macchina fotografica accetti implicitamente una sfida: rinunciare al controllo e imparare a leggere un ordine nascosto, fatto di ritmi, silenzi, pieni e vuoti, luce che filtra e ombre che nascondono.
Quella del bosco è un’esperienza che cambia il modo di fotografare e, spesso, anche il modo di guardare il mondo.
Il bosco è caos solo in apparenza. In realtà è un'architettura che vive.
Come scrivevo, a prima vista un bosco può apparire disordinato: tronchi che si incrociano, rami che si sovrappongono, foglie che coprono il terreno come un tappeto infinito, rovi, cespugli, rocce, ecc. ecc.
Felice Placenti | 23/5/2026